GLOBALIZZAZIONE E TECNOLOGIA: IMPOSIZIONE DI MODELLI DI CORPO

 

                         

I mezzi di comunicazione ci bombardano quotidianamente di immagini imponendo l’adeguamento a modelli culturali che prospettano ideali di bellezza improntati a standard irrealistici di magrezza.

Sebbene il dibattito su questi temi sia molto vivo e si stia diffondendo una progressiva consapevolezza rispetto ai rischi nel propagandare queste immagini, il problema è ancora attuale.

Particolarmente importante è l’impatto che questi modelli hanno sugli adolescenti e, sempre più, sui pre-adolescenti che appaiono fortemente a rischio.

Ricerche e studi collegano l’imporsi della magrezza come ideale tra le cause dell’insorgere di disturbi alimentari in adolescenti e pre-adolescenti; i fattori che, sotto il profilo psicologico e sociale, vengono con una certa frequenza ritenuti implicati nella genesi dei disturbi alimentari riguardano bassa autostima, perfezionismo, depressione, impulsività, incerta identità, distorta immagine corporea, immaturità affettiva, carenza di rapporti sociali rilevanti, difficoltà nelle relazioni interpersonali, dipendenza acritica dai messaggi dei media (Braibanti, Paride. “1 Pensare la salute.” 2002).

In contrasto a questo modello culturale troviamo un movimento più recente nato negli Stati Uniti, il “Fat Acceptance Movement”che si sta diffondendo a livello globale; questo movimento nasce come un progetto di accettazione del proprio corpo, in opposizione alla svalutazione e stigmatizzazione delle persone grasse.

Esso, si pone in contrasto non solo con l’ideale estetico di bellezza inteso come l’irraggiungibile magrezza promossa dai media di tutto il mondo, ma anche con l’idea delle persone grasse come persone senza amore per se stesse.

Secondo il “Fat Acceptance Movement” la crescente sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulle tematiche dell’obesità e delle malattie che da essa dipendono, ha portato alla visione che un “corpo grasso” non solo trasgredisce ai canoni estetici dominanti, ma rappresenta anche una irresponsabile mancanza di cura di sé. Persone che consapevolmente mostrano così poca cura per la loro salute personale diventano legittimi target di sanzioni sociali, discriminazione e bullismo (Donaghue, Ngaire&Clemitshaw, 2012).

Comunque, anche questo movimento sta facendo sorgere non poche perplessità; c’è una grande differenza tra l’accettazione dell’obesità e l’esaltazione dell’obesità. Così come l’ideale della magrezza, anche questo secondo modello è potenzialmente molto pericoloso, soprattutto in relazione agli effetti che può avere su giovani e giovanissimi alla ricerca di sviluppare una propria identità.

Accanto a questi modelli, troviamo anche la promozione, da parte dei media, delle cosiddette “modelle curvy”, viste in antitesi alle modelle estremamente magre; anche in questo caso la promozione di questo nuovo modello deve essere sviluppata in modo attento poiché c’ una grande differenza tra modelle “curvy” morbide e sane, e modelle vicine a sviluppare (o che hanno già sviluppato) obesità.

In questo quadro, i Social Network hanno un grande potere: permettono la connessione di persone con interessi simili, forniscono informazioni e sono globalmente disponibili; tramite la condivisione si legittimano stili di vita, modi di pensiero, nascono movimenti e battaglie (pensiamo alla primavera araba). Proprio per questo, possono portare anche alla conoscenza e alla condivisione e alla legittimazione di stili di vita altamente pericolosi per la salute di una persona.

Particolarmente pericolosa è la diffusione in internet di gruppi che inneggiano a un determinato modello di corpo tra adolescenti e pre-adolescenti, che sono in cerca di una propria identità personale, di una legittimazione del proprio agire e di un gruppo sociale di appartenenza (Corbella, 2002).

Si tratta di un fenomeno incontrollabile da parte delle istituzioni: molto spesso questi siti o blog vengono oscurati, ma se ne aprono di nuovi alla velocità della luce e che ne usufruisce o li crea può sempre contare sull’anonimato.

Alcuni studiosi hanno preso in esame alcuni di questi gruppi altamente disfunzionali e dannosi per la salute:

GRUPPI PRO ANA E PRO MIA il moltiplicarsi di gruppi che inneggiano all’anoressia (pro ana) e alla bulimia (pro mia) è un problema che si è diffuso in quasi tutti i paesi occidentali nel corso degli ulti sette-otto anni. Questi, sono facilmente accessibili effettuando una ricerca in rete; in questi siti “ana” non è indicato solo come semplice diminutivo di anoressia, bensì come qualcosa che si pone in antitesi con la patologia: viene considerato come una filosofia, una fede, uno stile di vita …

ANA è la filosofia della mia vita … ANA è l’unica che può aiutarmi. Se sei qui per criticare sei gentilmente pregato di uscire …

Su questi siti, ragazze anoressiche e/o bulimiche si scambiano consigli: “…non pensate che io segua questi ‘consigli’ solo per dimagrire. Li seguo perchè mi aiutano a NON mangiare. O a mangiare il meno possibile (Es. una volta al giorno)…”

E si supportano a vicenda nel raggiungere gli obiettivi che si sono prefissate: “ .. Ciao Kim, sono Elisa e sono 163 cm per 45 kg ma voglio arrivare a 40 prima dell’inizio della scuola .. 🙂 ho la mail e whatsapp 🙂 possiamo farci forza assieme, ci stai?..”

Quello che emerge dalla lettura di questi blog è la presenza di ragazze adolescenti e preadolescenti che gridano dolore e richieste di aiuto; ogni tanto appare anche qualche maschio:

..Ciao ragazze sono nuovo, maschio e peso 55kg per 1,80 cm; non mi trovo a mi agio con il mio corpo e vorrei dimagrire, ma trovo consigli adatti solo per ragazze, ne avete qualcuno anche per me?..”

La diffusione dei disturbi alimentari tra i maschi e una fenomeno meno diffuso di quello femminile ma in crescita (Munno, D., S. C. M. Sterpone, and G. Zullo. 2005).

Un’altra cosa da osservare in questo quadro è come i blog siano oggi diventati solo uno strumento di “primo aggancio”; dopo di che le ragazze si scambiano i numeri di whatsapp e creano dei gruppi.

..Hey ragazze noi abbiamo fatto un gruppo whatsApp per darci una mano a vicenda. Entrambe vogliamo dimagrire e sembra che insieme sia più facile. Siamo solo in 4 ma vorremmo essere di più. Se volete entrare scrivetemi…”.

I social network sono in continua evoluzione e la creazione di gruppi è ancora più pericolosa, assolutamente incontrollabile in quanto privata e non accessibile da terzi; in gruppo i ragazzi si incitano ancora di più nel cadere nell’anoressia, sostenendosi a vicenda nel rinunciare al cibo. Attraverso questi gruppi la malattia cessa di essere tale e nella condivisione trova nuova forza e nuove adepte.

GRUPPI PRO OBESITA’ i blog pro obesità trovano seguaci non solo in coloro che cercano una legittimazione dell’immodificabilità del proprio status di “persona obesa”, ma anche in coloro che aspirano all’obesità come modello.

In questi blog vengono discusse tematiche come “l’evidenza che le diete non servono a niente” oppure tematiche che sostengono che “l’obesità come fattore di rischio per l’insorgere di altre malattie è un elemento non rilevante”; l’obesità viene osannata come una caratteristica immutabile, quasi innata, del proprio corpo, diete e sport vengono visti come “nemici” che non servono per modificare questa condizione, ma anzi, che contribuiscono solo a fare del male al proprio organismo.

Attraverso questi blog le persone cercano “fat-positive friends” con cui condividere questo percorso; emerge anche la ricerca di un’identità e di un’appartenenza sociale da parte di giovani fragili e inconsapevoli dei rischi della loro salute.

Although to be honest, I would really like to gain with somebody and get fat together. It’s kinda silly aha, but I’d love to have a gaining partner with me to help me while I’m getting fat, and I will help them back (giving good tips, take pics of our progress, helping each other out when feeling discouraged, that kinda stuff). If anybody wants to do that with me DEFINITELY PM me ASAP!”.

Stefania Franceschini

Bibliografia

Donaghue, Ngaire, and Anne Clemitshaw. “‘I’m totally smart and a feminist… and yet I want to be a waif’: Exploring ambivalence towards the thin ideal within the fat acceptance movement.” Women’sStudies International Forum. Vol. 35. No. 6. Pergamon, 2012.

Braibanti, Paride. “1 Pensare la salute.” 2002

Corbella, Silvia. “Il lavoro di gruppo con gli adolescenti.” Gruppi (2002).

Munno, D., S. C. M. Sterpone, and G. Zullo. “L’anoressia nervosa maschile. Una review.” GiornItalPsicopat 11 (2005): 215-224.

Sitografia

http://www.huffingtonpost.com

http://blogproanadimia.blogspot.it/

http://www.vice.com/

http://ineedfatacceptance.tumblr.com/

http://www.independent.co.uk/

http://www.experienceproject.com/stories/Want-To-Get-Really-Fat/5299445

http://perfectbodygoals.blogspot.it

http://xoxoanafilosofia.blogspot.it

http://theplussizelife.blogspot.it/

https://theproanalifestyleforever.wordpress.com/

http://www.xojane.com/terms/fat-acceptance

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Il “non luogo” Bicocca?!

Ci alziamo presto la mattina per recarci presso il luogo incaricato di formarci, di renderci fulcro di una società futura che si sogna sempre migliore di quella presente.
E questo è appunto un sogno, una dolce ambizione che non dovrebbe essere ricoperta dalla valanga degli esami, dei laboratori, dell’ansia in generale di andare avanti per dimostrare di essere intelligente almeno quanto gli altri. Rimanere indietro non è concesso, il tempo deve essere sfruttato fino all’ultimo centesimo di secondo. Giornate estenuanti tra lezioni in aule fredde,dove si entra, si appoggia la giacca e infine ci si siede aspettando che il guru di turno entri e ci insegni qualcosa. Lui / lei parla perché conosce, noi ascoltiamo perché non conosciamo. Prendiamo appunti, mandiamo due sms, pensiamo al lavoretto serale che ci aspetta ,a quando trovare il tempo per preparare l’ultimo esame: “questo è importante, se passo questo poi sono più tranquillo” ripetiamo a noi stessi . La lezione finisce, il guru si alza, noi ci alziamo, prendiamo la giacca e di fretta ci dirigiamo verso quel mezzo che ci porterà verso le nostre vere vite.
Perché questa è solo una transizione, un momento che finirà si spera il prima possibile:  “ come vedo l’ora di lavorare”. Di chiudermi in un ufficio a fare quello che mi piace per 8 ore al giorno, 1728 ore lavorative ogni anno probabilmente per una quarantina di anni, 20 giorni di ferie annuali, se tutto va bene ..
L’ Università così facendo diviene un “non luogo” dove tutti passano per finire poi da qualche parte, che poi sia la parte giusta ,quella che volevamo noi ,si vedrà .
La Bicocca, con i suoi spazi enormi , con la sua rigida suddivisione iper-super funzionale, spesso mi sembra un contenitore vuoto di persone piene , piene di sogni, di desideri, di frustrazioni, di ansia. Tutto rimane al di fuori della giornata universitaria standard, e anche se ti fai qualche amico per costruire un rapporto devi vederlo il sabato sera al pub, perché in Università si và per fare le fotocopie o per imparare la strategia per superare il prossimo esame.
Io voglio vivere l’ Università, farla rientrare tra quelle esperienze che ti cambiano .
Io non voglio che la Bicocca sia un non luogo per me! Da domani dopo aver appoggiato la giacca non ascolterò il guru e stop ma cercherò di godermi questi anni della mia vita: cercherò di non farmi travolgere dai 180 crediti ma mi impegnerò per renderli veramente utili alla mia formazione. Per poi chiudermi 8 ore al giorno in un ufficio dove poter costruire quella società migliore che tutti pretendono da noi giovani con una convinzione nella testa, che anche un “non luogo” può essere trasformato in “luogo” dalle persone che lo abitano … basta volerlo!

IN-FORMAZIONE lo dimostra …

Luigi Grigis

i giovani e la precarietà… dove andremo a finire?

pagina1002158.html

“Per combattere la disoccupazione giovanile e i suoi duraturi effetti negativi servono riforme del mercato del lavoro e della formazione. Esiste però uno strumento che se usato correttamente potrebbe aiutare subito i diplomandi e i laureandi ad arrivare sul mercato del lavoro con un curriculum più adeguato: lo stage. Indispensabili, però, nuove regole. Per renderlo uno strumento riservato ai soli studenti o neolaureati, da utilizzare per un periodo di tempo limitato, con rimborso spese, tutor e progetto formativo.”