L’IMPORTANZA E LA NECESSITA’ DI MODIFICARE LA REALTA’ DEI QUARTIERI BASSI

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Generalmente, quando si parla di periferia, ci si riferisce ad un luogo senza identità, ad una non città, ad un luogo in cui la comunicazione e la vita relazionale sembrano essere limitate o addirittura inesistenti. Sono spazi a cui non si è data importanza al tessuto connettivo della vita collettiva: vie, piazze, giardini e spazi pubblici, sono carenti o assenti, facendo sorgere così sentimenti di solitudine, di disagio e di chiusura. Oltre a questi problemi ne sorgono degli altri, come ad esempio la difficoltà di collegamenti con il centro, il senso di isolamento e, soprattutto, la carenza o assenza di servizi.
La propensione ad esprimere valutazioni negative, circa le periferie, parte principalmente dai giovani, i quali non hanno luoghi di incontro, di divertimento e di socializzazione.
I maggiori fattori che determinano la disgregazione sociale di questi territori sono: evasione scolastica, disoccupazione, disagio psichico e aumento del numero di tossicodipendenti e di fenomeni di microcriminalità.
In situazioni di accentuata povertà e debolezza, a cui ad una posizione socialmente marginale si accompagna la precarietà lavorativa dei genitori, il problema della disoccupazione e del lavoro informale dei giovani è più grave, rispetto ad altre famiglie che vivono in periferia, in quanto i genitori non sono in grado di dare ai figli il sostegno necessario nelle scelte scolastiche e lavorative.
Infatti quest’ultimi, solitamente, non studiano, non lavorano o lavorano in condizioni di sfruttamento; ed è proprio l’inattività che porta alla nascita di comportamenti “a rischio”.
I giovani, inoltre, tendono a formare dei gruppi spontanei, dove vige un rapporto paritario; però in esso, spesso, si sviluppa una subcultura che contrasta con la cultura della società. Questi ragazzi assumono la precarietà come sistema di vita: la mancanza di un lavoro, oltre che dipendere dalle scarse opportunità di lavoro sicuro, va collegata anche a scelte soggettive, quali il rifiuto di vincoli imposti da un’attività lavorativa stabile e delle prospettive obbligate del lavoro.
Si può quindi affermare che è facile che la criminalità maturi nel contesto di una subcultura deviante: chi vive in mezzo al crimine non percepisce più il crimine come tale. In questo caso la devianza viene considerata come un particolare conformismo sociale: ci si conforma alla cultura che domina l’ambiente circostante, la quale, però, non coincide con la cultura che domina la società.
In sociologia possiamo parlare di attività di prevenzione, che vengono utilizzate per prevenire o per cessare un evento criminoso. Vengono considerati tre elementi di fondo:
1. la struttura: la criminalità è il prodotto di condizioni sociali ed economiche disagiate. La prevenzione consiste nel cercare di eliminare tali cause.
2. la motivazione individuale: il crimine viene inteso come prodotto della psiche umana. La prevenzione si concentra sull’intervento individuale.
3. le circostanze: la criminalità è il risultato di una serie di circostanze combinate tra di loro. La prevenzione si attua intervenendo sul contesto fisico e sociale in cui i reati si verificano.
Si può concludere affermando che per migliorare la qualità di vita nelle periferie si dovrebbero attuare i seguenti interventi: aumentare i servizi, rendere più efficienti i trasporti verso il centro, investire negli spazi di aggregazione, sviluppare gli interventi di manutenzione delle strade, degli edifici e dei giardini, ma soprattutto è essenziale un maggior sostegno economico e psicologico alle famiglie.

Lisa Petrone

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