La violenza sugli anziani: una realtà celata

 

 Roberto-Spreghini__figura-di-anziano_g

“L’Italia è un Paese che invecchia”, “continua a crescere il numero di anziani” … Quante volte abbiamo udito o letto queste frasi? Quante volte però ci siamo soffermati a riflettere sull’impatto che questo fenomeno può avere sulla nostra società?

Il continuo aumentare del numero di anziani modifica drasticamente la struttura della popolazione, perché vi sono sempre più persone non autosufficienti che necessitano di cure continue; la società si trova così di fronte al grande problema dell’assistenza agli anziani e fatica a controllarlo, dato che questo ha reso veramente difficile riuscire a gestire la spesa sanitaria.

Per esigenze di contenimento di spesa, infatti, in Italia, l’assistenza agli anziani non autosufficienti resta anzitutto a carico dei familiari; vi è una carenza di servizi di assistenza formale e ciò si ripercuote pesantemente sulle famiglie degli anziani, che continuano a farsi carico delle attività di cura e di aiuto, molte volte non avendone le capacità per farlo.

Questo può generale nei caregivers informali forti stati di stress, preoccupazioni, ansie e paure che possono condurli, in casi estremi ma non rari, ad agire violenza sull’anziano di cui si prendono cura.

Ma i problemi non finiscono qui, perché il fenomeno dei maltrattamenti sugli anziani non rimane circoscritto solo all’ambito domestico; infatti, anche laddove intervengono i cosiddetti “servizi formali”, non sono rari i casi di abusi e violenze da parte di operatori che dovrebbero occuparsi di assistere gli anziani. Questo accade soprattutto perché i caregivers formali, proprio come quelli informali, sono spesso sottoposti ad enormi pressioni e non sempre ricevono una formazione e un sostegno che diano loro l’opportunità di svolgere in condizioni migliori il loro lavoro.

È dunque chiaro che qualcosa nella gestione di questo fenomeno non funziona, che vi sono delle carenze gravi da parte del sistema di welfare e che il problema stia un po’ sfuggendo di mano. L’impressione è, però, che non si stia facendo nulla di concreto per ovviare a tale situazione; anzi, sembra che i casi di maltrattamenti, sia in ambito domestico, che nei servizi di cura, siano in drastico aumento.

A conferma delle mie ipotesi, cercando nel web, ho trovato che il fenomeno della violenza sugli anziani, effettivamente, è poco conosciuto, non soltanto in Italia, ma anche a livello mondiale, soprattutto perché molto spesso, questi fatti, rimangono nascosti; nella Seconda Assemblea Mondiale sull’Invecchiamento, tenutasi a Madrid nel 2002, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha presentato un rapporto dal titolo “Abuse of Older Person” che esamina gli abusi commessi su persone anziane in tutto il mondo, rivelando che questi sono estremamente diffusi, ma che solitamente non vengono denunciati.

La domanda che pongo a questo punto è: è possibile intervenire attivamente per modificare questa situazione e cercare di contenere il più possibile questo problema? L’OMS ritiene che, su questo punto, ci si debba muovere su tre fronti: quello della consapevolezza, quello dell’educazione e quello della difesa; nasce la necessità di intervenire in ambiti diversi per tutelare la vittima, perseguendo finalità di prevenzione, riparazione e contenimento del danno, e attivando progetti capaci di rispondere alle esigenze di sicurezza sociale.

Per affrontare il problema concretamente, gli interventi maggiori dovranno focalizzarsi su un’“educazione alla consapevolezza”; attraverso campagne di sensibilizzazione pubblica bisogna aiutare le persone a non considerare le violenze sugli anziani come problemi esclusivamente familiari, ma di tutti, sollecitando a denunciare.

In generale, dovranno essere messe in atto azioni volte a contrastare la violenza sugli anziani; occorrerà investire sui caregivers, sia formali che informali, aiutandoli ad affrontare le loro esigenze e difficoltà. Proprio per questo sarà necessario riorganizzare tutti i servizi coinvolti, attivando corsi di formazione per operatori che si trovano a stretto contatto con anziani non autosufficienti, per meglio prepararli a gestire le situazioni; bisognerà lavorare anche con le famiglie, aiutandole ad esprimere le proprie preoccupazioni e a gestire meglio il loro rapporto con i familiari anziani, rendendole però consapevoli del fatto che non occorre annullarsi e sacrificare la propria vita per svolgere questo compito.

A questo proposito, vorrei ricordare che è presente una “Carta Europea dei diritti e delle responsabilità degli anziani bisognosi di assistenza e di cure a lungo termine”, sottoscritta nel 2010 da “Age”, la piattaforma europea delle persone anziane, e da altri partner europei, tra cui anche “Fipac”, la Federazione Italiana dei Pensionati del Commercio, con l’obiettivo di aprire una discussione negli Stati Membri su come meglio riconoscere i diritti delle persone anziane più vulnerabili, e di incoraggiare l’utilizzo di buona pratiche; questa carta è accompagnata anche da una particolare guida anti-discriminazione, volta a difendere la dignità delle persone anziane, valida sia per caregivers formali che informali.

Secondo gli esperti, il dibattito sui maltrattamenti agli anziani è oggi al punto in cui era la discussione sugli abusi nei confronti dei bambini 30 anni fa: si inizia appena a parlarne … E’ chiaro che la strada è ancora lunga e c’è ancora molto da fare, soprattutto perché il problema è ancora poco visibile. Tuttavia, non bisogna arrendersi e continuare a consapevolizzare le persone rispetto a questo fenomeno, ricordandoci sempre che la prevenzione inizia solo con la consapevolezza; solo in questo modo sarà possibile restituire agli anziani la loro dignità, permettendogli di soddisfare i propri diritti fino alla fine.

Federica Tripputi

 

Siti consultati:

geragogia.net/editoriali/violenza.html

europa.eu/news/…/080318_1_it.htm

eccertificate.eu/uploads/media/guida-eustacea.pdf

formas.toscana.it/rivistadellasalute/…/05-pagliara.pdf

http://www.academia.edu/1719088/Esigenze_di_supporto_dei_familiari_che_

assistono_e_rischi_di_maltrattamento_dellanziano_levidenza_empirica_dallo_studio_EUROFAMCARE

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