Precious


Il film “Precious”  uscito nel  2009 e tratto dal romanzo di Sapphire dal titolo “Push – La storia di Precious Jones”  ha per protagonista l’ adolescente Clarice Precious  Jones ,  ragazza  dei quartieri degradati americani.

La vicenda si svolge nei sobborghi  dell’ Harlem povera e disagiata degli anni ottanta e mette a fuoco le problematiche di una ragazza obesa ed  incinta per la seconda volta di suo padre.

Il padre  compie su di lei ripetute violenze, che appaiono nel film come flash back e che avvengono sotto gli occhi della madre che non fa nulla per impedirle.

La madre di Precious, oltre a consentire che tutto ciò avvenga, ha un atteggiamento a sua volta violento nei confronti della figlia ed arriva addirittura ad accusarla, davanti  ai servizi sociali, di essere la causa del fallimento del suo matrimonio.

Il ruolo dei servizi sociali è molto importante nella vicenda: questi  intervengono nella vita della ragazza e della sua famiglia in circostanze diverse.

La madre, disoccupata,  avendo due minori a carico ed essendo rimasta sola, riceve un sussidio dallo Stato, che rappresenta l’ unica entrata in termini di soldi a disposizione della famiglia.

Precious, su consiglio della Preside,  lascia la scuola ordinaria per frequentarne una speciale e di fronte alla possibilità che questo cambiamento comprometta la normale erogazione del sussidio, la madre le impone di recarsi dall’assistente sociale: durante il colloquio con quest’ultima emerge però la verità riguardo alla situazione familiare della ragazza.

Precious racconta all’ assistente sociale delle visite domiciliari durante le quali la madre finge di occuparsi della nipote, che in realtà vive con la nonna, e dichiara di essere alla ricerca di un lavoro mentre passa le giornate davanti alla televisione. Inoltre, durante l’incontro, Precious confessa  involontariamente, che suo padre è il padre della figlia (affetta da sindrome di Down) e del figlio del quale è in attesa.

L’assistente sociale, alla quale la ragazza rivolge il proprio racconto, rimane sconcertata di fronte alle informazioni che Precious le confida e la scena termina con un primo piano silenzioso dell’operatore.

Nel momento in cui alla famiglia viene tolto il sussidio sociale esplode una violenta lite tra la ragazza e la madre, scontro che si conclude con l’allontanamento da casa di Precious.

L’assistente sociale espone a Precious la possibilità di procedere con l’adozione, alternativa che non viene però presa i considerazione dalla ragazza, di essere in grado di occuparsi di entrambi i suoi figli.

Precious e il figlio Abdul , appena nato, vengono affidati dai servizi sociali ad una casa famiglia. Quando però le cose sembrano andare per il verso giusto, viene scoperta la sieropositività della giovane, infettata dal padre ormai morto di AIDS.

Nell’ ultimo colloquio, fra la madre, Precious e l’ assistente sociale, la madre cerca di ottenere il ritorno della figlia a casa ed il sussidio; vengono invece fuori le frustrazioni ed il malessere nonché l’ instabilità mentale della donna , la quale  ammette di aver assistito inerme alle violenze compiute dal padre nei confronti della figlia quando era in tenera età; incolpa addirittura la figlia di essere stata consenziente agli abusi. Il colloquio si conclude con l’ uscita di scena di Precious che rivolgendosi all’ assistente sociale la giudica non all’altezza della sua complicata situazione e rivolgendosi alla madre le dice che non ha più intenzione di rivederla.

L’assistente sociale alle richiesta di aiuto della donna a far tornare la figlia si alza e se ne va laciando il caso.

In questo film appaiono due assistenti sociali con ruoli molto  importanti Si nota come, molto spesso risulta complicato per l’operatore entrare nella sfera privata delle persone.

A volte la vita privata  è intrisa di problemi che possono  risalire a periodi passati , traumi infantili  o altre cause legate ,per esempio, al rapporto con  i genitori.

Spesso si viene a contatto con persone  non collaboranti che si presentano spesso al servizi al solo scopo di ottenere un possibile sussidio.

Capita inoltre, come accade anche nel film, che entrando nella vita delle persone  si rischia di farsi coinvolgere in maniera troppo emotiva  e questo può compromettere la lucidità nelle scelte da prendere .

Occorrerebbe dunque sempre farsi coinvolgere dal caso, mantenendo comunque  una visione  distaccata ed esterna, rendendo quindi le scelte eque e rivolte a garantire agli utenti la giusta assistenza  senza farsi trasportare dalla voglia di porsi obbiettivi troppo elevati, sia per la competenza del ruolo, sia per le capacità dell’utente .

Jacqueline  Introzzi

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