“TE LO AVEVO DETTO CHE ERANO STRANI… VANNO IN GIRO IN PIGIAMA!”

 

 

 

Bruno è un tranquillo ragazzo di otto anni figlio di un ufficiale nazista, la cui promozione porta la famiglia a trasferirsi dalla loro comoda casa di Berlino in un’area desolata in cui questo ragazzino solitario non trova nulla da fare e nessuno con cui giocare. Decisamente annoiato e spinto dalla curiosità, Bruno ignora le continue indicazioni della madre, che gli proibisce di esplorare il giardino posteriore e si dirige verso la ‘fattoria’ che ha visto nelle vicinanze. Lì, incontra Shmuel, un ragazzo della sua età che vive un’esistenza parallela e differente dall’altra parte del filo spinato. L’incontro di Bruno col ragazzo dal pigiama a strisce lo porta dall’innocenza a una consapevolezza maggiore del mondo degli adulti che li circonda, mentre gli incontri con Shmuel si trasformano in un’amicizia dalle conseguenze terribili.

È un film toccante e commuovente, ti spinge a pensare a come l’uomo possa essere in grado di provare un tale odio per un altro uomo, perché di tale si tratta, tutti noi siamo uguali, nessuno è migliore, nessuno peggiore…
Ciò che ha colpito di più in tutto questo film è il personaggio di Shmuel e della sua dimostrazione di grande forza e grande amicizia: ha avuto il coraggio di fidarsi e soprattutto di perdonare un bambino tedesco, appartenente ad un popolo che lo aveva rinchiuso nel campo di concentramento e non gli aveva permesso di vivere in serenità la propria gioventù… Shmuel ha visto in Bruno non il nemico ma l’unica possibilità di respirare la vita che si vive al di fuori del lager, una vita che non dovrebbe essere negata ad un bambino di 8anni.
Questo film racconterà pure un aspetto cruento del nazismo ma  è soprattutto la storia di un’amicizia forte, che va oltre tutto. Un amicizia che non si basa sulla storia di queste due persone ma sulle loro anime, sul loro incontrarsi e in quel momento delle giornata sentirsi meno soli; per Bruno era il non dover giocare da solo ma soprattutto per Shmuel era un momento in cui non era costretto a pensare a ciò che inevitabilmente sarebbe capitato a lui e alla sua famiglia.
È un grande insegnamento per tutti noi: “l’amicizia può unire ciò che le barriere dividono”.
Ci sono poche parole per commentare l’aspetto storico del film, le immagini e le emozioni che inevitabilmente gli spettatori provano, parlano da sole…

Anita Meregalli  Cristina Gregis

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