Chi è Ana?

Ana è colei che ci accompagna ogni giorno, che ci odia e ci ama, che odiamo e amiamo.

Ana siamo noi.

Questo è un gruppo Pro Anoressia. Per chi è così ed è quello che vuole essere.

Se siete contrari o in ricovero per favore lasciate questo gruppo,lo trovereste provocatorio. Per chi

è come noi, si sente solo, incompreso, qui troverete supporto, trucchi, consigli, foto e tutto ciò che possiamo offrire.

Questo è quello che si legge aprendo un qualsiasi sito Pro Ana ( anoressia) e Pro Mia ( bulimia) su internet.

In questi siti internet è molto difficile entrarci, per accedervi bisogna nella maggior parte dei casi contattare la proprietaria che a discrezione accetterà la nuova adepta, ma una volta superato lo scoglio del primo accesso si entra in un mondo pieno di sofferenza e tristezza.

Sono per lo più blog e forum in cui si esaltano l’anoressia e la bulimia , dove si dispensano consigli su come diventare anoressiche o bulimiche.

Purtroppo questo è un fenomeno che si sta diffondendo a macchia d’olio sul web ma di cui si parla ancora poco.

Questi blog nascono negli Stati Uniti negli anni 90’, arrivando in Italia solamente nel 2002-2003.

Questi siti sono ritenuti illegali e vengono spesso oscurati dalle autorità competenti, ma ciò non scoraggia queste ragazze ad aprirne di nuovi. La velocità con la quale nascono questi siti impedisce a chi si occupa di salute pubblica di mantenere il fenomeno controllato.

 

Sconcertante è la filosofia sottostante questi siti internet, il termine ANA non indica solamente il diminutivo di anoressia, ma bensì per le adepte, un qualcosa che va in antitesi alla patologia: “l’anoressia è una malattia, Ana è una filosofia, uno stile di vita”.

È da questi presupposti che le adepte basano le tutte le loro conversazioni.  Vengono dispensati consigli che si basano su 10 comandamenti rispettati da tutte le Adepte:

 

1)Se non sei magra, non sei attraente;2) Essere magri è più importante che essere sani;3) Compra dei vestiti, tagliati i capelli, prendi dei lassativi, muori di fame, fai di tutto per sembrare più magra;4) Non puoi mangiare senza sentirti colpevole;5) Non puoi mangiare cibo ingrassante senza punirti dopo; 6) Devi contare le calorie e ridurne l’ assunzione di conseguenza;7) Quello che dice la bilancia è la cosa più importante;8)Perdere peso è bene, guadagnare peso è male;9) Non sarai mai troppo magra;10) Essere magri e non mangiare sono simbolo di vera forza di volontà e autocontrollo.

 

Per molte di queste ragazze Ana è una dea da venerare e a cui dedicare poesie e la propria vita. Nei blog queste ragazze si raccontano e cercano aiuto ma non per, come si potrebbe pensare per essere sane, ma per diventare magre.

“La mia vita è controllata da due personalità: Ana e Mia. «Ana (anoressia) mi fa stare bene, mi fa sentire bella, mi fa sentire importante, mi fa sentire libera. Mia (bulimia) mi uccide dentro, mi fa sbagliare, mi rende brutta, mi rende cattiva, mi rende un fallimento. Due personalità contrastanti ma così legate l’una all’altra…Si alternano, si intrecciano, mi fanno diventare pazza. Devo uccidere mia prima che lei uccida me e la ucciderò grazie ad ana».

 

Parlano delle loro vite quotidiane: «preparo il pranzo per tutta la famiglia»,«preparo la pasta e fagioli, la cucino io, la mangio tutta, la vomito fino alla bile. Compro un gelato, ne compro due, al terzo comincio a vomitare. Passo per il supermarket a comprare l’acqua. Compro un pacco di biscotti, e dei kinder fetta a latte, e un duplo. Mangio tutto in macchina. Vomito tutto in bagno.
Vedo ancora un pezzo di buccia di mela. Rosso. O era un pezzo di stomaco? Non lo saprò mai»

 

Questi discorsi sembrano vere proprie prese in giro per chi tutti giorni cerca di uscirne e di combattere . Con i loro consigli mettono in piazza le mostruosità di questa malattia senza rendersi conto che quello che per loro è un gioco per molte persone è la vita quotidiana. Si muore per queste malattie e nessuno ,che realmente ci sia dentro, augurerebbe o consiglierebbe ad altri di diventare come lei.

Probabilmente le persone che creano questi siti sono inconsapevoli del gioco al massacro che portano avanti ma non per questo sono giustificabili.

In tutti i blog si trovano diete da seguire e consigli su come nascondere ai propri familiari “ questa scelta di vita”. Ma chi sarebbe così stupido da decidere VOLONTARIAMENTE di entrare in un vortice così pericoloso?

Non credo che ci sino risposte a queste mie domande ma forse se tutti incominciassero a porsi nei confronti di queste problematiche nel modo corretto FORSE E SOTTOLINEO FORSE, non ci sarebbero persone che si sentono costrette ad abbracciare questa filosofia per non essere considerate SCIOCCHE E MALATE. L’anoressia e la bulimia sono delle vere e proprie malattie e come tutte le altre non si scelgono volontariamente.

I mass media e la moda tendono a fare vedere solo un unico lato di queste malattie ma se a queste problematiche venisse data la giusta collocazione e la giusta attenzione forse tante persone verrebbero curate per tempo.

Questo fenomeno purtroppo oltre a lasciare veramente indignati porta alla luce dei rischi intrinseci. L’accademia dei Pediatri ha dichiarato che un terzo delle adolescenti impara a dimagrire e ad usare metodi compensativi grazie a siti web specializzati.

“Gli adolescenti potrebbero, leggendo i continui messaggi incentivanti presenti in questi blog, sviluppare disturbi del comportamento alimentare a causa di un’adesione emulativa. In persone che già manifestano problematiche nel rapporto con il cibo, entrare in contatto con gruppi pro-ana potrebbe aggravare la sintomatologia e rendere manifesto un disturbo ancora latente.”

 

Vorrei concludere con una frase di una ragazza che ha sofferto di un disturbo alimentare ma che ora è guarita in antitesi con le cose citate dal blog: “guarire dai disturbi alimentari è richiudere con pazienza ed amore le ferite interiori, per non dover riempire i vuoti con il cibo. Sfamare il bisogno d’amore è la ricetta per non dover sfamare più un corpo che questo amore implora con tutta la forza possibile”.

 

Marica Mainolfi

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5 thoughts on “Chi è Ana?

  1. “Questi discorsi sembrano vere proprie prese in giro per chi tutti giorni cerca di uscirne e di combattere . Con i loro consigli mettono in piazza le mostruosità di questa malattia senza rendersi conto che quello che per loro è un gioco per molte persone è la vita quotidiana. Si muore per queste malattie e nessuno ,che realmente ci sia dentro, augurerebbe o consiglierebbe ad altri di diventare come lei.

    Probabilmente le persone che creano questi siti sono inconsapevoli del gioco al massacro che portano avanti ma non per questo sono giustificabili.

    In tutti i blog si trovano diete da seguire e consigli su come nascondere ai propri familiari “ questa scelta di vita”. Ma chi sarebbe così stupido da decidere VOLONTARIAMENTE di entrare in un vortice così pericoloso?”

    qui secondo me sta l’errore nella valutazione di questa malattia. il problema è che inizia proprio con una scelta consapevole e volontaria! si diventa bulimiche iniziando a infilarsi le dita in gola: mi sembra più che volontaria come azione! si sceglie i non mangiare! è una scelta che nasce da disturbi pdsicologici ma che viene portata avanti da considerazioni razionali e lucide. e non è semplice smettere di mangiare, quindi si cercano le tecniche migliori per non sentire la fame, per non far insospettire i familiari, per vomitare.. non sono cose facili come potrebbero sembrare.. quindi quando una ragazza non riesce, cerca su internet come fanno le altre, e quando scopre qualche nuova tecnica, è felice di condividerla! tutto ciò diventa un’ossessione, diventa la parte più importante della tua vita. non potendola condividere con le persone a te fisicamente vicine, condividi i tuoi pensieri con persone come te incontrate sui blog!
    non è un gioco, non lo considerano per niente un gioco! è la loro vita! come chi scrive dell’amore, loro scrivono di questa ossessione.. non è da sottovalutare la potenza di questo fenomeno, non va assolutamente considerato un gioco. se si vuole risolvere in qualche modo la situazione non bisogna sottovalutare l’importanza di questi confronti virtuali.

    1. Concordo nel dire che l’inizio può essere frutto di una scelta consapevole, ma faccio fatica a pensare che si possa parlare di volontà nel portare avanti la malattia. Certo, si sceglie volontariamente di non mangiare o di provocare il vomito, si studiano con precisione millimetrica le calorie ingerite quotidianamente, si passano infinite ore a pensare come non mangiare senza farsi scoprire dai genitori e queste sono tutte azioni volontarie, consapevoli e razionali. Ciò che non è presente alla coscienza di chi è in questa situazione è la malattia stessa, esattamente come chi non si rende conto di essere dipendente da qualcosa. Lo dico perché in parte l’ho vissuto e ricordo benissimo i miei genitori che mi accusavano e mi dicevano “Come fai a non accorgerti che stai bene così, che non devi dimagrire, che i tuoi comportamenti sono assurdi? Sei una ragazza così intelligente!” Eppure per me quei comportamenti che loro definivano assurdi (perché lo erano) erano normali, indispensabili, non avrei potuto agire diversamente. In questo capisco chi, non potendo comunicare con altri, si rifugia a parlare con persone che condividono la stessa situazione, condividono lo stesso modo di vedere la realtà. Rimane il fatto che questo modo di leggere la realtà è sbagliato, non in senso moralistico, semplicemente è distorto e proprio per questo pericoloso. Ecco perché questi siti non possono fare del bene, così come non fa del bene chi continua a procurare droga a chi, stando male perché dipendente, la ricerca presso chi conosce il suo malessere. Credo sia importante per chi vive questa malattia poter parlare con qualcuno che comprenda veramente il problema, ma che riconosca nell’anoressia una malattia e aiuti a dare una prospettiva diversa perché lentamente la persona possa trovare la propria via di uscita. Altrimenti il rischio è quello di creare comunità virtuali di persone che autoalimentano il proprio malessere, non per cattiveria, non per superficialità o per gioco, ma perché non hanno altri strumenti per rispondere a un bisogno grande, impellente e vitale.

      1. sono assolutamente daccordo con te, il mio non voleva essere un elogio a quei siti! intendevo sottolineare il fatto che non bisogna sottovalutare la loro forza e importanza che hanno nello sviluppo della malattia. per poter meglio combattere la diffusione di queste malattie bisogna capire che significato abbiano realmente i blog e i vari siti, e non pensarli come semplici giochi.

  2. Ciao ragazze, intanto vi ringrazio per aver commentato il mio articolo penso che sia importante confrontarsi e parlare di queste malattie. Purtroppo intorno ai disturbi dell’alimentazione gravitano ancora poche conoscenze e quelle poche molte volte non sono sempre corrette.
    Anna probabilemnte hai frainteso il mio concetto di gioco. Io non sottovaluto assolutamente la potenza di questi siti, tanto che proprio per questo ho deciso di parlarne. Quando nell’articolo parlo di gioco intendo che il problema è proprio il fatto che una persona è CONSAPEVOLE che quello che sta condividendo, ed inseguando, è una malattia. Una malattia i cui sintomi spesso sono egosintonici, fanno sentire bene. Per questo è così difficile distinguere quello che fa parte di se e quello che fa parte della malattia. Solo quando una persona diventa consapevole dei costi, e di cosa può causare a se stessi questa malattia, inizia ad accorgersi di come sia potente e di come sia faticoso lottare per uscire da quei meccanismi. A quel punto diventa chiaro che se non riesco a liberarmi da certi meccanismi nonostante lo desideri, allora non si può parlare di scelta.

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