“Nessun uomo è un isola”… ad eccezione di un Hikikomori

              

Hikikomori è un termine giapponese che si riferisce a coloro che hanno scelto di ritirarsi dalla vita sociale, spesso cercando livelli estremi di isolamento e confinamento a causa di vari fattori personali e sociali legati alle loro vite.

Il Ministero della Salute giapponese definisce hikikomori coloro che si rifiutano di lasciare le proprie abitazioni e lì si isolano per un periodo che supera i sei mesi. Tuttavia ci sono casi estremi in cui le persone rimangono isolate per anni o decenni.  Secondo il Ministero ben il 20% degli adolescenti  giapponesi maschi sarebbero hikikomori. I tratti caratteristici degli hikikomori, legati alla cultura giapponese sono la passione per il mondo manga e, soprattutto, la sostituzione dei rapporti sociali diretti con quelli mediati via internet (ad esempio chat).

La diffusione del fenomeno in Giappone

Secondo alcuni studiosi  le cause del fenomeno risiedono nella particolare modalità dei giovani giapponesi di fare “opposizione giovanile”. Storicamente il confucianesimo de-enfatizza l’individuo e favorisce il conformismo sociale per assicurare la stabilità in una società rigidamente gerarchizzata.  Perciò la reputazione e le apparenze esteriori sono importantissime: la ribellione adolescenziale che in altre culture si esplica con fenomeni “rumorosi”  in Giappone si trasforma in forme di “proteste silenziose”.

La diffusione del fenomeno in Italia

Gli hikikomori, anche in Italia, sono sempre di più. Non esistono statistiche sulla «lost generation» nostrana. Solo le testimonianze di psicologi. Oltre 50 i casi registrati. Fra questi le storie di Alex (16 anni e una vita in 20 mq scandita dal rombo degli aerei di Malpensa); Andrea (un anno in più di Alex e una «cella » alle porte di Brescia); Valentina (rinchiusa in un appartamento sull’Adriatico). Più maschi che femmine, quasi sempre «under 18», almeno in Italia. Molto intelligenti, creativi, ma introversi. Ragazzi che senza un apparente motivo si chiudono nella loro stanza. Chi per incapacità di affrontare il mondo, chi per esprimere la propria rabbia. E ancora: chi per mesi, chi per anni. Il record nostrano è di tre-quattro anni, quello nipponico di 15 e più. Per alcuni la clausura è totale, per altri parziale: chi vive solo ad esempio è obbligato ad uscire per comprare del cibo nel supermercato più vicino.

In conclusione, il fenomeno sembra essersi sviluppato principalmente in Giappone e Corea, ma è necessario non sottovalutare la possibilità che si diffonda in altri paesi: la modernità e la globalizzazione, infatti, potrebbero innescare un effetto di imitazione tale da indurre un numero sempre maggiore di giovani ad esprimere il proprio profondo disagio tagliando i ponti con il mondo.

 

Dei Cas

Papangelo

 

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One thought on ““Nessun uomo è un isola”… ad eccezione di un Hikikomori

  1. Ricordo di aver letto che costoro vivono nella propria camera 24h su 24 senza uscirne mai. Addirittura alcuni genitori portano loro da mangiare attraverso una “finestrella”, dalla quale ritirano anche i “bisogni”. Terrificante!
    In questo periodo mi sono addentrata in una serie di letture giapponesi e mi pare di aver capito che buona colpa della vita di questi ragazzi risieda nella grande competitività che regola ogni cosa in Giappone. Se sei una persona nella “media”, cioè studi e lavori senza raggiungere i picchi di risultati che ognuno si aspetta da te, allora è più facile rintanarsi e finire per diventare hikikomori.

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