Nueva Vida: il mio viaggio in Nicaragua …


Nueva Vida è un quartiere di Ciudad Sandino, un paese a Nord – Ovest di Managua, la capitale del Nicaragua. Li ci abita una mia amica, si chiama Janette.

Janette ha 28 anni e due figli e vive in una favela di 10 metri quadri. Le pareti della sua casa sono di lamiere e il pavimento è fatto di terra o di fango, a seconda che piova o meno … La maggior parte delle case di Nueva Vida sono così, nessun architetto ha mai progettato niente, nessun abitante di Nueva Vida è mai andato all’Ikea a comprare i mobili, si sono tutti arrangiati con quello che potevano trovare e hanno costruito dove volevano. Il nome Nueva Vida è molto bello, fa venire in mente una rinascita, un nuovo inizio, ma qui non c’è aria di nuovo. Questo quartiere è nato nel 1998: dopo che l’uragano Mitch si imbatté su Managua, tutta la popolazione sfollata, senza lavoro, né casa, né soldi si trasferì in questa zona. Senza alcun aiuto da parte dello Stato, se non la concessione di qualche casa in muratura, ma solo per aumentare il consenso politico verso il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (Fsln) di Daniel Ortega, ex guerrigliero sandinista ormai presidente del Nicaragua da più di trent’anni, queste persone si sono organizzate come potevano. Alcune cercano di risollevarsi con la fatica, con il lavoro, cercando di istruire i figli, altri vivono nell’indolenza, rubano per vivere e si accontentano della vita che gli è capitata …

Caritas è intervenuta a Nueva Vida, pochi anni dopo l’uragano, appoggiandosi a due strutture locali: Redes de Solidaridad, dove stavo io e altre volontarie e poi l’Associazione El guiss che si occupa di bambini con disabilità, offrendo loro istruzione, fisioterapia e divertimento. I bambini disabili, infatti, vivono in una difficile condizione di emarginazione, vengono trascurati e nascosti perché motivo di vergogna. A Redes c’è una scuola elementare e una superiore, un ufficio dello psicologo e dell’AS, il servizio di “apoyo nutricional”, che si occupa della consegna del latte materno alle mamme e un’ infermeria. A Redes sono attivi alcuni progetti, tra cui corsi di formazione finalizzati a migliorare la crescita personale delle donne, aumentare il loro livello di autostima e favorire lo svolgimento di attività generatrici di reddito.

Il tasso di disoccupazione è molto alto e la maggior parte degli abitanti lavorano al mercato orientale o nelle fabbriche della zona franca: 12, 13 ore al giorno per un salario indecente. Ogni mattino il pullman numero 13 porta a Ciudad Sandino gli abitanti di Nueva Vida che devono uscire dal quartiere per lavorare, alcuni aprono le loro “pulperie”, che loro considerano come una specie di supermercato, ma di fatto sono una zona della propria abitazione adibita alla vendita. In una pulperia non ci sono per forza beni di prima sussistenza, c’è un po’ di tutto: biscotti, patatine, Coca Cola, succhi di frutta in sacchetti di plastica, giocattoli … Alcune donne, sedute su una sedia fuori dalla propria favela vendono mango, ananas e tortillas, mentre con un ventaglio si fanno aria e cercano di cacciare via un’infinità di mosche che le ronzano intorno … La maggior parte dei bambini non va a scuola: alcuni stanno a casa a pulire e fare la guardia, visto che i genitori sono al lavoro, altri sono fuori a giocare nelle pozzanghere e nella cloaca a cielo aperto, col rischio di contrarre malattie gravi … La popolazione qui vive in condizioni di estrema povertà e di delinquenza e sono soprattutto le donne e i bambini a soffrire di questa situazione. A causa della cultura locale e della completa dipendenza economica, le donne vivono una situazione di sottomissione ai propri mariti. Molti uomini, tra cui il marito di Janette, non lavorano neanche. Il machismo è molto forte in Nicaragua: le donne lavorano e curano i figli e gli uomini fanno quello che vogliono. Janette, per esempio, fa la “commerciante”: Redes de Solidaridad le offre un prestito con il quale Janette acquista merci che poi rivende, dopodiché restituisce a Redes una piccola percentuale di soldi e il resto lo tiene per sé. Nel fine settimana, però, a volte, suo marito le ruba i soldi e sparisce per il week end e va a Ciudad Sandino ad ubriacarsi, abbandonando lei e i bambini, senza cibo … Spesso l’unica occasione che hanno i suoi figli, di 7 e 2 anni, per mangiare, dopo un lungo week end di digiuno, è il pranzo a scuola … Janette è molto orgogliosa del suo lavoro e vorrebbe separarsi da suo marito, ma credo sarà molto difficile perché teme la sua reazione … Lei è perfettamente autonoma e in grado di occuparsi dei figli, a cui, nonostante le difficoltà, riesce a garantire l’istruzione e a volte anche qualcosa di diverso dal riso e dai fagioli … Janette per me è un grande esempio di forza e di volontà, in un Paese pieno di grandi contraddizioni, dove le favelas hanno le antenne per la televisione e i ragazzi bevono coca cola mentre i fratellini piccoli giocano nudi in mezzo alla spazzatura della discarica dietro casa … Un luogo meraviglioso, incontaminato e pieno di colori, che purtroppo, poverissimo, vive di aiuti internazionali … Un Paese che si è macchinalmente occidentalizzato a costo di perdere la propria cultura …

Eleonora Borgonovi

 

 

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