IL PROGETTO ICAM: UN’ESPERIENZA DI DETENZIONE ALTERNATIVA PER MAMME E BAMBINI FINO A 3 ANNI.

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Se qualcuno ci domandasse quale sia il primo e migliore luogo in cui un bambino possa crescere quasi sicuramente risponderemmo la sua casa e la sua famiglia. Perlomeno, rispetto a ciò che ricordo della mia infanzia, per me è stato così.
Non tutti i bambini però hanno questa fortuna. Ce ne sono alcuni che passano la prima parte della loro vita in un’istituto che non ha nulla a che fare con l’infanzia, condividendo la “punizione” per una colpa che non hanno commesso.
Si tratta di piccoli da 0 a 3 anni che, per la legge italiana, possono stare in carcere insieme alla madre se non vi è possibilità di arresti domiciliari o differimento della pena. La legge 40/2001 prevede infatti l’accesso a misure alternative ,come gli arresti domiciliari, solo se si ha già scontato 1/3 della pena e non c’è rischio di recidiva. Questi requisiti rendono la legge praticamente inaccessibile alla stragrande maggioranza delle detenute, dato che molte sono straniere senza un domicilio, sono ancora in attesa della pena definitiva o hanno commesso reati per i quali c’è un pericolo di recidiva ( per esempio quelli legati all’uso o allo spaccio di droga oppure alla prostituzione).
Partendo dalla certezza che il carcere, per le finalità che deve raggiungere e per le modalità e l’organizzazione che ne derivano,non è luogo compatibile con le esigenze di socializzazione e di sviluppo psico-fisico del bambino, si è pensato di creare un luogo dove ai piccoli venissero risparmiate le dure conseguenze della detenzione.
È stato così istituito un Tavolo Interistituzionale con la partecipazione di PRAP( Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria), Comune di Milano, Regione Lombardia da cui è nato il Progetto ICAM: l’Istituto di Custodia Attenuata per Madri detenute con figli da 0 a 3 anni. Esso dipende dalla Direzione della casa circondariale di S. Vittore e si trova in uno stabile di proprietà della Provincia di Milano. Fortemente voluto dall’ex assessore alla Provincia di Milano Francesca Corso, il progetto ICAM, avviato nel 2006, è il primo esempio di detenzione alternativa in Europa.
L’ ICAM è una vera e propria casa, accogliente, che non ricorda per nulla l’ambiente carcerario. In esso trovano posto fino a dodici madri con i loro bambini, in modo da coprire le esigenze di tutto il territorio provinciale e di quasi tutta la Lombardia.Le agenti-assistenti che vi lavorano sono vestite in borghese, per i bambini sono come delle zie o delle amiche della mamma. La concretizzazione del progetto è resa possibile dalla collaborazione tra Servizi Sociali, Dipartimento Pedagogico del carcere di San Vittore, responsabili degli asili nido di Milano, enti istituzionali e privati volontari. I bambini sono seguiti da figure educative specializzate responsabili dell’organizzazione di incontri, di iniziative che coinvolgono anche le madri, e di garantire le regolari uscite dei bambini( per esempio per la frequenza del Nido di zona). Viene offerto un percorso individuale di formazione per ogni detenuta, dalla scolarizzazione alla formazione professionale. L’obiettivo è far comprendere le proprie potenzialità di donna e madre ad ognuna delle detenute, favorire il totale benessere nel rapporto madre-bambino e ridurre al minimo i danni della carcerazione. Questa esperienza positiva ha portato ad avviare la realizzazione di centri simili anche in altre parti d’Italia e in Europa grazie al finanziamento da parte della Commissione Europea del progetto “ICAM Free to grow up” ispirato all’esperienza italiana.
Anche se l’esperienza di ICAM rappresenta un bel passo avanti nella tutela dei “piccoli carcerati” si potrebbe fare di più: dal 2008 è infatti fermo alla Commissione Giustizia della Camera il Disegno di legge 1814 che, se venisse approvato, permetterebbe di accogliere queste mamme e i loro bambini fino a un’età di 10 anni in apposite “Case famiglia protette”.

Marta Garavaglia.

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