Il servizio civile all’estero

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Ai giorni nostri si è soliti recarsi all’estero per viaggi di piacere, lavoro, studio. L’estero il più delle volte rappresenta una corsa sfrenata verso qualcosa di nuovo, di diverso, di migliore. Per la prima volta scelgo di raccontare l’esperienza vissuta da Andrea, un mio caro amico d’infanzia, il quale è reduce di un’esperienza di servizio civile in Polonia.
Andrea è partito da solo all’età di 19 anni alla volta di Bydgoszcz, città del nord della Polonia, nel Novembre 2010 ed ha fatto ritorno in Italia nell’Agosto 2011.
“Ciò che mi ha portato ad intraprendere tale esperienza è stato l’immenso stato di confusione mentale in cui mi trovavo al termine del liceo. Non sapevo cosa fare della mia vita e chi volevo diventare…volevo crescere e questa poteva essere per me l’occasione per farlo”, queste sono le parole di Andrea per spiegare le motivazioni alla base della sua partenza. Al fine di ciò, ha contattato il Comune di Cremona (ufficio Politiche Giovanili), sua città di residenza, per poter essere selezionato tra i candidati. Dopo aver terminato tutte le procedure burocratiche ed aver seguito lezioni di polacco gratuite, organizzate dall’ente inviante, è partito con un biglietto di sola andata, destinazione Bydgoszcz.
Una volta arrivato è stato accolto e condotto nell’appartamento di un convitto universitario, luogo che diventerà la sua nuova casa in condivisione con altri tre ragazzi provenienti da tutta Europa ed anch’essi volontari in servizio civile. Dal giorno seguente è stato inserito presso una scuola per l’infanzia gestita dalla parrocchia cattolica locale. La sua funzione era principalmente educativa e di affiancamento e sostegno al corpo docente. Tale attività lo ha impegnato per circa 8 mesi. Andrea così ricorda quel perido: “Inizialmente il problema dell’incomprensione della lingua mi rendeva le cose difficili. Inoltre, era la prima volta che lavoravo a stretto contatto con i bambini, quindi per me era un po’ tutto nuovo. Ciò che mi ha dato il coraggio di andare avanti è stata una grande forza d’ animo e la passione per i bambini che mia madre, maestra della scuola dell’infanzia, mi ha trasmesso.”
Andrea afferma che stare a contatto con bambini così piccoli, di età compresa tra i 3 e i 5 anni, l’ha aiutato a maturare, “obbligandolo” a diventare più responsabile. “Per la prima volta in vita mia mi sono occupato di qualcuno che non fossi io o una persona della mia famiglia”.
Un’altra esperienza molto intensa da lui vissuta durante la sua permanenza in Polonia è stata la convivenza con giovani disabili in occasione di una vacanza al mare.
Nonostante la brevità del soggiorno, la vicinanza di queste persone (ragazzi e ragazze tra i 15e i 23 anni portatori di differenti disabilità psico-fisiche) si è rivelata fondamentale per la sua crescita personale. A proposito di ciò così dichiara: “Inizialmente, ho avuto una spontanea reazione di spavento di fronte alla diversa abilità. Ma le due settimane che ho trascorso con loro hanno avuto un’ importanza fondamentale per me. A livello materiale si trattava di persone nullatenenti, spesso reduci di traumi ed abbandoni familiari, ma capaci di trasmetterti molto a livello umano, capaci di farti sentire uno di loro”.
Il contatto diretto con questi giovani gli ha permesso di maturare, di imparare a gestire se stesso e saper gestire l’altro nelle situazioni più svariate ed imprevedibili. “Si, credo che l’imprevedibilità sia una caratteristica propria della disabilità. Se un attimo prima va tutto bene, l’attimo dopo potrebbe accadere qualcosa di imprevisto in grado di capovolgere completamente le carte in tavola e sta a te saper affrontare la situazione nel migliore dei modi”.
Altro elemento alquanto significativo è rappresentato dalla conoscenza di numerose altre persone, professori universitari, cittadini polacchi, altri giovani volontari. Tutti loro, in qualche modo, vengono ricordati come piacevoli compagni di viaggio. La conoscenza con i “colleghi”, la convivenza con altri volontari di diverse nazionalità, l’incontro con culture differenti hanno permesso ad Andrea di arricchirsi molto, di riempire quel vuoto e quella confusione con cui era partito.
A tal proposito, trovo interessante esprimere il suo orgoglio al termine dell’esperienza vissuta. Si è trattato di un’esperienza intensa e difficile che lo ha reso più uomo, più consapevole e responsabile di se stesso e di ciò che gli sta intorno. In conclusione, Andrea si esprime così: “Quella del servizio civile all’estero è stata una vera prova con me stesso e il ricordo della nostalgia che provavo alla vigilia del mio ritorno nel lasciare quel pezzo di vita, mi fa pensare di averla vinta davvero.

Letizia Bonelli

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