QUEL GIORNO HO COMINCIATO A DECIDERE.

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“Siamo lieti di invitarvi al compleanno degli Alcolisti Anonimi nella serata dell’8 Maggio presso il Centro Anziani di Bisuschio (Va).”
Quando ho visto questo invito negli uffici del Ser.T. di Arcisate (Varese) in cui sto svolgendo il tirocinio, mi sono chiesta perché i gruppi degli Alcolisti Anonimi festeggiassero il compleanno. La mia supervisora mi ha spiegato che i gruppi degli Alcolisti Anonimi del territorio festeggiavano due alcolisti che hanno compiuto di recente un anno di astinenza dall’alcol. Mi ha invitata a partecipare alla serata: ero incuriosita, non mi era mai capitato di partecipare ad un evento simile. Immaginavo un compleanno tradizionale con torta e bibite rigorosamente analcoliche, invece ho assistito ad una vera e propria seduta di gruppi di Alcolisti Anonimi e gruppi di soli familiari di alcolisti. All’inizio hanno preso la parola i festeggiati, hanno ricordato il loro anno di astinenza e hanno evidenziato come le loro vite si sono trasformate: da persone irose, irascibili, poco affidabili, incapaci di decidere sono diventati adulti. Hanno usato proprio questa parola: adulti. Finora erano adulti solo anagraficamente; ora grazie al gruppo, alla famiglia e agli amici sono diventate persone “in grado di decidere”, come ha affermato un membro del gruppo AA. Quasi tutti hanno raccontato la loro esperienza e la loro vita insieme all’alcol che è stato a lungo il loro compagno di vita, la loro unica ragione. Hanno ricordato la persona che erano e quello che sono diventati. Il cambiamento e la voglia di rimettersi in gioco è arrivata quando hanno capito di essere malati, di avere bisogno di aiuto, di una cura non solo farmacologica per uscire da questa brutta malattia. Tutti loro credono in un Potere Superiore, una forza interiore che si sviluppa grazie al gruppo, agli amici, ai familiari e agli affetti. Il Potere ha permesso loro di cominciare, attraverso il gruppo, a vivere e di condividere le loro esperienze, vissuti ed emozioni con altri che hanno vissuto esperienze simili e affetti dalla stessa malattia. La condivisione e il forte senso di identità e di aiuto reciproco che si respira all’interno del gruppo hanno permesso a queste persone di ricominciare una nuova vita. Hanno chiesto scusa ai loro familiari, amici e a tutti coloro che hanno vissuto e convissuto con la malattia, ma che hanno dato loro la forza e la speranza di avere una seconda opportunità. Si definiscono alcolisti, non ex alcolisti. Anche se non bevono più da molti anni, il gruppo è diventato per loro un modo di vita, un’opportunità di costruire nuove relazioni, di conoscere nuove persone alcoliste che non dimenticano. Non vogliono cancellare buona parte della loro vita: hanno la consapevolezza di quanto sia pericoloso tornare indietro e hanno paura ad immaginarsi di nuovo schiavi di una sostanza senza il potere e la capacità di decidere. I familiari di alcolisti invece frequentano il gruppo soprattutto per se stessi, per condividere con altre persone le difficoltà nell’affrontare e nel dover condividere una vita con una persona malata, che a volte sceglie di curarsi, ma a volte no. L’alcol diventa parte della relazione familiare, è un nuovo membro della famiglia che scardina gli equilibri, provoca rabbia e fa perdere il controllo; perciò il familiare decide di farsi aiutare e di aiutarsi. Anche per figli, mogli, mariti di alcolisti il gruppo diventa uno strumento di condivisione, identità e cura. Ognuno racconta di sé liberamente e l’accoglienza è calda e intensa. Se l’alcolista sceglie di non curarsi, il familiare decide di affrontare la malattia della persona a cui vuole bene. Inizialmente si arrabbia, giudica, discute, poi prende atto della situazione, cerca comprensione e appoggio tra i membri del gruppo e modifica il rapporto con l’alcolista diventando mezzo di sostegno e aiuto. Ciò che più mi ha colpito, oltre al forte carico emotivo della serata è stato il loro identificarsi in un gruppo. Essere sempre se stessi condividendo il loro problema con altri e grazie ad altre persone. La loro crescita, il loro cambiamento, la facoltà di decidere sono nate proprio da questo: la volontà di sentirsi qualcuno, di sentirsi persone vere, adulte con la capacità di decidere e di essere responsabili delle loro vite. Quella sera mi sono sentita accolta: nessuno di loro mi aveva mai vista o conosciuta, erano incuriositi dalla mia presenza e mi hanno chiesto di parlare e spiegare il motivo per cui partecipavo. È stata una serata interessante, molto formativa e piacevole. La serata si è conclusa come ogni compleanno che si rispetti: taglio della torta e soffio sulla candelina per festeggiare V. e F. al loro primo anno di astinenza, con l’augurio di continuare a vivere come hanno vissuto da quando sono entrati a fare parte del gruppo, allontanando l’alcol dalle proprie vite e riavvicinandosi agli affetti perduti.

Liliana Torresin

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