GAZA: UNA PRIGIONE A CIELO APERTO – Come far tornare a sorridere una popolazione distrutta dalla guerra

 

Con il termine “Striscia di Gaza” si fa riferimento a quel territorio palestinese che confina con Israele ed Egitto. Attualmente è governato dal movimento di Hamas per conto del governo palestinese (un’organizzazione politico-militare) ma è al contempo considerato territorio occupato da Israele che detiene un controllo su tutte le frontiere. La “Striscia di Gaza” è la sede del conflitto israelo-palestinese.

Ma facciamo un passo indietro nella storia per capire da quali eventi ha avuto origine il tale conflitto …

Israele è uno stato creato dall’ONU in Palestina subito dopo la seconda guerra mondiale per dare una patria agli ebrei perseguitati; tuttavia, in Palestina, a quell’epoca, si erano insediati anche popoli arabi (Palestinesi), con orientamenti religiosi differenti da quelli israeliani. Da queste differenze, ebbe inizio una vera e propria guerra tra chi rivendicava il proprio territorio (i palestinesi) e chi cercava di insediarsi con mezzi militari (gli israeliani), guerra che perdura ancora oggi. Da allora, i palestinesi, hanno sempre cercato di riappropriarsi di quella area geografica trovando una forte resistenza e predominio da parte di Israele. In particolare gli scontri si concentravano, e si concentrano tutt’ora prevalentemente sulla “Striscia di Gaza”.

Israele riuscì a conquistare la Striscia di Gaza nel 1967, occupandola fino al 2005, anno in cui decise di ritirare i militari; nel 2006, durante le elezioni legislative palestinesi, Hamas ottenne la maggioranza alla camera assumendo, nell’anno successivo, il governo della Striscia di Gaza. Tuttavia, in seguito ad un accordo firmato tra Israele e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, a Israele fu concesso di mantenere il controllo militare dello spazio aereo della Striscia di Gaza, delle acque territoriali e delle frontiere.

Questo ha permesso ad Israele di mantenere un embargo molto serrato sul territorio palestinese, sottoponendo a controlli tutti i principali beni di consumo e i materiali edili che arrivano sul territorio, con l’unico obiettivo di verificare che non vengano portati a Gaza materiali per costruire armi di distruzione (nel diritto internazionale, per “embargo” si intende il blocco degli scambi commerciali deciso da uno o più stati nei confronti di un paese terzo per motivi politici o economici).

Ad oggi, la situazione a Gaza è drammatica: le guerre continuano e il numero di civili uccisi in questi scontri è elevato; questo determina forte preoccupazione nella città di Gaza e nelle comunità vicine. Inoltre, mancano energia elettrica, farmaci e generi di prima necessità. La maggior parte delle persone non ha una casa in cui vivere. Anche la ricostruzione della città va a rilento e un gran numero di persone è rimasto senza dimora e senza occupazione.

Nel 2014 l’ONU si è impegnato per l’importazione immediata di generi di prima necessità, cemento e materiali necessari alla ricostruzione, ma solo una piccola parte di tutto questo è arrivata in quanto il governo israeliano rallenta il trasferimento per paura che venga usato per fini militari o impiegato nella costruzione di tunnel di guerra.

È vietato anche introdurre anche computer, libri e giornali; proprio per questo, l’informazione e la cultura, a Gaza, sono degli aspetti difficili da coltivare.

In risposta all’embargo è nata la “Freedom Flotilia”, una missione internazionale pacifica e umanitaria, che si occupa di interrompere il blocco e di rivendicare il diritto dei palestinesi agli spostamenti e al libero commercio; nel concreto, la Freedom Flotilia (un’imbarcazione) tenta, via mare, di superare il blocco israeliano, portando ai palestinesi aiuti umanitari, altre merci e tonnellate di calcestruzzo.

Accanto a tutto questo, c’è però qualcuno che tenta di ridare una speranza alle persone che vivono in quel territorio, in particolar modo ai bambini.

Marco Rodari, chiamato “Claun Il Pimpa”, è ormai da anni che si reca nella Striscia di Gaza con l’unico obiettivo di far (sor)ridere i bambini, forse i soggetti più colpiti dalla dura realtà di Gaza

Ogni giorno Il Pimpa si esibisce in diversi spettacoli di magia che incantano i bambini e regalano preziosi momenti di speranza e diversità a persone che ormai vivono la guerra come normalità. Ha persino aperto diverse scuole di magia per bambini, insegnando loro e, allo stesso tempo, imparando la gioia di far sorridere gli altri.

Marco, quando torna in Italia, si esibisce con lo spettacolo “Per far sorridere il cielo”, in cui, dapprima mette in campo giochi di magia e, successivamente, spiega il suo progetto a Gaza e della situazione in quella terra.

Durante questi spettacoli, Il Pimpa rimarca sempre l’affascinante accoglienza che ha ricevuto a Gaza, fin dal suo primo viaggio dove ha conosciuto il beet beetak, regola d’onore del mondo arabo per cui l’incontro con uno straniero viene vissuto come momento di festa fraterna, momento in cui la disperazione per la guerra viene temporaneamente lasciata da parte e si pensa solo a festeggiare il nuovo fratello e la nuova sorella, facendolo sentire come se fosse a casa propria.

Tuttavia, nonostante l’accoglienza sia forte e sentita, mancano gli aspetti fondamentali per vivere una vita degna di essere chiamata tale, come la libertà, la corrente elettrica, le abitazioni abitabili, un lavoro vero, i progetti per il futuro, le notti serene, la pace …

Il Pimpa racconta poi di come, anche dopo una notte di bombardamenti, il mattino dopo i bambini siano tutti lì davanti a lui pronti per un nuovo spettacolo e nuovi trucchi, con gli occhi pieni di meraviglia, e non di paura.

Marco, i piccoli di Gaza, non li chiama bambini ma “supereroi”, perché nonostante la loro vita segnata dalla guerra, riescono ancora a donare speranza e riescono ancora a meravigliarsi senza perdere la loro tenerezza e ilarità.

Egli racconta anche che, quando finisce il periodo dei bombardamenti, Gaza si accende con iniziative sociali e culturali, tentando così di rialzarsi per l’ennesima volta dai colpi della guerra; inoltre, Marco a Gaza ha effettuato diverse collaborazioni con gli allievi della scuola di circo  “Gaza Teams for Circus”, con l’equipe di medici-psicologi della Caritas (progetto di sostegno ai bambini colpiti duramente dalla guerra), con l’oratorio della Parrocchia della Sacra Famiglia e con la “Casa di Madre Teresa” che si occupa di bambini “diversamente supereroi”.

Per quanto riguarda la paura, Marco racconta di come, in una terra di guerra, le grandi e le piccole paure non esistano: puoi non spaventarti per i bombardamenti ma spaventarti per un uccellino che muove un ramo. La cosa fondamentale però è mandare tutta la paura nello stomaco e non nella mente o nel cuore (non reggerebbero).

Alla domanda: “Perché fai tutto questo?” Marco risponde sempre:

“Ricevere un sorriso da un bimbo dà ragione di essere alla mia vita, la riempie, la stracolma. Tutto qui.”

“La guerra come occasione quindi … occasione di gustare sino in fondo il sapore della Pace!!”

 

Ilaria Mariemi Franzioni

Noemi Nobile

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