quattro domande a Rossella Pesenti, assistente sociale al CBM

Cos’è il CBM?

Il CBM è il “Centro Bambino Maltrattato”, nasce come cooperativa nel 1984 grazie al finanziamento del Comune di Milano per occuparsi nello specifico di maltrattamento e abuso nell’infanzia, ma oggi copre lo spettro più ampio della violenza intra-famigliare, comprendendo anche il maltrattamento subito dalle donne con figli. L’idea di fondo che sorregge tutti gli interventi effettuati è che la famiglia maltrattante può essere recuperata e tornare ad essere accogliente per il minore, grazie ad un percorso di aiuto e sostegno ai genitori e anche ai nonni, sull’ipotesi che un genitore maltrattante è stato a sua volta un bambino maltrattato.

Grazie agli interventi sul contesto famigliare, è possibile ricostruire un ambiente adatto alla crescita del minore, che in certi casi può anche ritornare nella famiglia di origine.

Com’è strutturato il Centro?

Il Centro è strutturato in due servizi principali:

  • Comunità di pronto intervento per l’inserimento di bambini sottoposti a maltrattamenti
  • Equipe di intervento sul nucleo famigliare, con funzioni di valutazione e trattamento dei genitori, strumento importante per poter scegliere l’orientamento da dare al processo di intervento

Inoltre, il Centro, è provvisto di:

–          Spazio neutro di incontro tra figli e genitori

–          Educatori per ADM (Assistenza Domiciliare a Minori)

–          Case per l’autonomia, dove possono essere inserite donne con figli, che si trovano in situazioni di disagio e difficoltà. Qui ricevono, grazie all’aiuto di educatori e assistenti sociali, il sostegno e l’affiancamento necessari per poter tornare a vivere in autonomia.

Il CBM interviene nei casi di maltrattamento: quali sono e come si definiscono?

Nel 1978 il Consiglio Europeo a Strasburgo, definisce il maltrattamento, suddividendolo in quattro tipologie di atti portati avanti da un famigliare, una persona della cerchia famigliare o da un adulto:

–          Maltrattamento fisico

–          Maltrattamento psicologico, attraverso tutti quei comportamenti che espongono il minore a situazioni di pregiudizio (ad es. la separazione conflittuale dei genitori)

–          Trascuratezza, fisica (es: abbigliamento inadeguato per la stagione) e/o psicologica

–          Abuso sessuale, che si concretizza in tutti quegli atti attinenti la sfera sessuale a qualsiasi livello da parte di un famigliare o persona appartenente alla cerchia famigliare. L’abuso inoltre non è sempre un atto subito, ma può verificarsi anche con richieste di atti svolti dal minore nei confronti di un adulto (es: masturbazione).

In che cosa consiste la “Violenza assistita”?

È un fenomeno di violenza famigliare per cui i minori assistono ad episodi di violenza all’interno del nucleo famigliare (spesso soprattutto tra genitori), che provoca al minore un danno di pari grado ad una violenza subita. Per questo è un fenomeno trattato come maltrattamento, in cui è importante riconoscere i giochi famigliari: spesso infatti la violenza che si attiva nella coppia nasce da una relazione di reciprocità, in cui entrambi i partner sono sia vittime che parte attiva. In quest’ottica, le donne vittime di violenza sono parte attivante dell’aggressività maschile, che conosce un’escalation che va dalla rabbia verbale alla violenza fisica.

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