L’IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE

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Comunicare è ESSENZIALE! La comunicazione è un’azione importante nella vita di tutti i giorni e tra tutti gli individui. Le motivazioni possono essere molte: se manca la comunicazione le idee non possono avere un passaggio, le scoperte rimarrebbero nascoste, i pensieri non verrebbero condivisi, le persone non si conoscerebbero pienamente tra di loro e così mancherebbe anche una messa in comune delle situazioni positive o negative. È importante comunicare non solo per sfogarsi, per condividere dei pensieri, dei problemi o delle situazioni ma è fondamentale anche per trovare insieme ad altre persone la soluzione più adatta ad essi. I nostri interlocutori possono così svolgere sia un importante ruolo di supporto emotivo, spesso attraverso l’ascolto, ma anche un ruolo di consigliere: capace di farci ragionare, di farci cambiare idea, di accedere ad un’altra visione della situazione e di trovare delle soluzioni. Ho imparato, grazie all’esperienza vissuta con il tirocinio di secondo anno, che comunicare ti permette anche di conoscere meglio se stessi, di riconoscere i propri pregi ma anche i propri limiti e riuscire così a ragionare, con qualcuno più grande e più esperto (il tutor), su come affrontarli e, in un certo senso, come riuscire a modificarsi per ricoprire al meglio il ruolo di assistente sociale. COMUNICARE TI PERMETTE DI APRIRE GLI OCCHI E LA MENTE! Nella vita di tutti i giorni ho invece scoperto che molte persone preferiscono non comunicare con gli altri e tenersi tutti i problemi per sé, ma facendo così, molto spesso, si finisce per nascondere i problemi anche a sé stessi, cercando così di cancellarli o dimenticarli senza mai affrontarli, ma in un modo o nell’altro essi riemergeranno. Questo processo crea una sorta di frustrazione in questi individui, i quali si sentono incapaci, in balia della situazione e degli eventi negativi per loro incontrollabili e tendono a ignorare ed eludere il problema piuttosto che risolverlo, vivendosi comunque come perdenti. L’importanza di quest’ azione raggiunge il suo culmine all’interno della professione di Assistenti Sociali. Quest’ultimi devono basarsi su diverse tecniche per compiere in modo efficace il proprio lavoro, una di queste, la più importante, è sicuramente la COMUNICAZIONE. Essa viene messa in atto sia con altre figure professionali ma anche, e soprattutto, con gli utenti attraverso diversi strumenti, il più importante è il colloquio, il quale si può definire come lo strumento principale dell’assistente sociale per definire e raggiungere gli obiettivi di cambiamento, per accogliere e ascoltare l’utente, per comprendere i suoi bisogni e per sviluppare le varie fasi del processo di aiuto.
Le differenze subculturali quali classe sociale, aspetto esteriore, lingua, etnia, età e sesso possono aumentare le difficoltà nel colloquio tra assistente sociale ed utente, limitandone l’empatia e la capacità di comprendere i bisogni dell’altro. L’utente giunge al colloquio con il suo retroterra che influenza il suo modo di pensare, sentire e agire, ma anche l’assistente sociale porta con sé un insieme di fattori identificativi e deve essere in grado di conoscerli per limitare la loro influenza nel comportamento durante il colloquio. L’interazione è quindi reciprocamente condizionata, ma la struttura del colloquio è asimmetrica perché l’operatore è considerato l’esperto, la persona affidabile in quel campo. Tale posizione “up” consente all’assistente sociale di decidere il cambio di argomento indirizzando il colloquio, di segnalare eventuali errori di interpretazione e definire i limiti del rapporto professionale. Ma è proprio per questa posizione che ricopre, che l’utente si rivolge a lui/lei: vuole ottenere delle risposte teoricamente affidabili e fondate; quindi l’operatore deve essere in grado di fornire risposte qualificate nel suo settore lavorativo, ed ha inoltre il potere di ricompensa perché in base alla sua valutazione professionale può controllare l’accesso ai servizi che il proprio ente mette a disposizione in favore dei cittadini. È sicuramente anche molto importante che l’assistente sociale debba interrogarsi su se stesso per poi riuscire a comprendere l’altro, cercando strumenti adatti alla valutazione di ciò che è nuovo per lui, ma che siano soprattutto strumenti finalizzati all’aiuto. “Gran parte della distanza sociale e psicologica viene ridotta dall’esperienza professionale, che sviluppa la capacità di una persona ad intendersi e rapportarsi con gruppi diversi della comunità e che fornisce la conoscenza base di questa comprensione”. (Kadushin,1980)
L’assistente sociale deve tener sempre presente che ogni persona è unica, diversa da tutte la altre, e quindi, anche se riporta un bisogno comune ad altre persone, ci si dovrà rapportare in modo diverso; infatti ogni relazione d’aiuto, che istaura con i propri utenti, è differente da ogni altra. L’operatore ha, quindi, il dovere di dare spazio all’ascolto e di porre maggior attenzione a chi ha bisogno di tempo per esprimersi, per valorizzare l’individualità di ciascuno e svolgere con cura il proprio lavoro. Solo attraverso l’ascolto l’operatore è capace di capire chi è realmente la persona che si trova davanti, di leggere i nuovi fenomeni ed è competente nel rispondere in modo aderente ai nuovi bisogni sociali. È fondamentale innanzitutto ascoltare e riconoscere ciò che l’interlocutore/utente dice, anche se non si è d’accordo, non bisogna parlare subito della nostra esperienza o esprimere subito il nostro punto di vista. Per poter infatti ottenere più attenzione da parte del nostro interlocutore/utente in situazioni tese, è necessario innanzitutto prestare attenzione al suo messaggio. È anche opportuno riformulare a parole nostre ciò che abbiamo ascoltato (specialmente i suoi sentimenti) prima di esprimere i nostri bisogni, pensieri o la nostra posizione, per far sì che il soggetto si senta ascoltato e capito. Ascoltare in modo disponibile è sempre un modo valido per far capire agli altri che ci stanno a cuore e che ci prendiamo cura di loro. Ascoltare gli altri costituisce una premessa indispensabile per far sì che anche gli altri ci ascoltino. Si può sicuramente affermare che la capacità di ascolto è la chiave di volta del successo come assistenti sociali. Ma che cosa significa ascoltare davvero? Quali caratteristiche deve avere l’ascolto per essere davvero efficace? Innanzitutto bisogna distinguere tre concetti che sono sinonimi solo in apparenza, cioè udire, sentire ed ascoltare: il primo è la ricezione passiva di messaggi inviati dagli altri, il secondo si colloca già ad un livello superiore, in quanto implica un coinvolgimento emotivo, invece ascoltare è un’operazione ancora più complessa, in quanto è un atto volontario di percezione e interpretazione del messaggio trasmesso. Chi ascolta veramente si impegna a comprendere, arricchendo le proprie qualità umane e professionali. Ascoltando, possiamo apprezzare di più ciò che fanno i nostri colleghi sul lavoro, come si sentono e perché; a casa possiamo capire meglio quali sono le speranze, paure e problemi della nostra famiglia; con un utente possiamo comprendere realmente qual è il suo disagio, la sua situazione e come aiutarlo. L’ascolto, quindi, non serve solo per comprendere ma apre anche nuovi orizzonti. E’ la chiave per imparare. E’ difficile persino immaginare un successo in ambito relazionale e comunicativo senza possedere buone capacità di ascolto, e man mano che diventiamo abili ad ascoltare, cominceremo a scoprire dei cambiamenti in noi stessi. Gli altri individui, rendendosi conto che siamo dei buoni ascoltatori, ci verranno a parlare di questioni che gli stanno a cuore; diranno che li abbiamo aiutati a risolvere i loro problemi, semplicemente ascoltandoli e dandogli la possibilità di “sentirsi” mentre parlano; diranno anche che noi li abbiamo fatti sentire compresi (anche se magari non eravamo d’accordo con loro); e che noi rispettiamo, non solo loro in quanto persone, ma anche ciò che hanno da dire. Più ci si parla ed ascolta, più opportunità si avranno di crescere ed imparare insieme. È importante fare un’ ulteriore distinzione tra: comunicazione verbale e comunicazione non verbale. L’assistente sociale deve prendere in considerazione tutte e due questi modi di comunicare, deve sì ascoltare ciò che l’utente gli sta comunicando attraverso le parole/ il linguaggio ma deve saper anche cogliere ciò che l’utente sta comunicando implicitamente, attraverso il linguaggio del corpo. Raccogliendo, così, tutte le informazioni possibili. Inoltre anche i silenzi sono una parte molto importante del colloquio: gestire i silenzi non è semplice, spesso l’assistente sociale parla per coprire il silenzio dell’utente, ma è invece necessario dare un significato a quel momento. Anche imparare a comunicare efficacemente ci offre una serie di vantaggi incalcolabili sia nella vita personale sia in quella professionale. Chi è davvero in grado di comunicare con se stesso e con gli altri:
1. Raggiunge più obiettivi nella propria vita personale e professionale.
2. Si diverte di più ed è più sereno.
3. Coordina meglio le proprie attività di vita con quelle delle persone per lui/lei più importanti. Vivere e lavorare con gli altri sono infatti attività intensamente comunicative. Più riusciamo a capire i sentimenti e i desideri degli altri, più chiaramente gli altri potranno capire i nostri.
4. Ispira più rispetto negli altri. Siccome molta parte della comunicazione si basa sull’imitazione, se noi adottiamo un’attitudine più attenta e rispettosa verso gli altri, li incitiamo di fatto a comportarsi allo stesso modo verso di noi.
5. Esercita maggiore influenza sugli altri: comportandosi in modo onesto, attento e responsabile nei confronti degli altri, è più probabile che riesca a coinvolgere e a raggiungere dei compromessi, ottenendo più collaborazione da loro.
6. Riconosce e gestisce costruttivamente i conflitti : ognuno di noi ha talenti e capacità diverse, pertanto collaborando possiamo raggiungere obiettivi che da soli non potremmo mai raggiungere. Ma gli altri sono anche diversi da noi in termini di interessi, bisogni, valori: è naturale che si manifestino conflitti interpersonali. Una buona comunicazione costituisce pertanto un ottimo antidoto ai conflitti ed è inoltre alla base della loro gestione costruttiva.
7. E’ in grado di raggiungere uno stato di pace mentale: siccome il modo in cui trattiamo gli altri si riflette sul nostro stato mentale ed emotivo, un modo sereno e creativo di rapportarci agli altri contribuirà ad abbassare il nostro livello di stress e a farci sentire meglio.
8. Entra in contatto più profondo con gli altri : imparare ad ascoltare attentamente e ad esprimersi efficacemente ci permettono di entrare in un contatto più profondo con noi stessi e con gli altri.
9. Vive in modo più sano :il sostegno emotivo che è alla base di una buona relazione con gli altri rappresenta un elemento di primo piano per affrontare e superare i problemi.
Posso inoltre affermare che tutti noi possiamo acquisire con facilità una serie di competenze o sviluppare le nostre capacità se diventiamo protagonisti della nostra esperienza di apprendimento. In altri termini, si impara meglio facendo, attraverso l’esperienza personale. L’esperienza può anche essere una dura maestra, ma è senz’altro il metodo più efficace per imparare. Non esistono purtroppo metodi facili per imparare a comunicare meglio e creare relazioni positive con se stessi e con gli altri: comunicatori non si nasce, ma si diventa. Imparare a comunicare positivamente è come apprendere un’ arte. Premesso che una persona o un’ assistente sociale sia effettivamente motivata a migliorarsi dal punto di vista personale e/o professionale, rimane il problema di stabilire come farlo. Si può tentare attuando le seguenti azioni: comunicare con se stessi, mettersi in ascolto, esprimersi efficacemente e gestire in modo costruttivo un eventuale conflitto. Si può concludere dicendo che uno stile di vita improntato alla cooperazione, alla comunicazione e a buone relazioni con gli altri ci permette di vivere meglio e di svolgere al meglio il lavoro di assistenti sociali.

Lisa Petrone

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