Io ci sto @ Fare Diversamente.

 
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C’è uno strano “verdufiore”, metà carciofo e metà rosa. Un’immagine diversa per abituarci a pensare alla diversità come ricchezza, come novità, come voglia di fare cose nuove.

E’ questo in sintesi quello che accade con la Rete del F@re Diversamente, un insieme di cittadini, volontari, associazioni, enti pubblici. Insomma un gruppo di persone che in modi diversi – anche strani – hanno a che fare con la diversità e che sono stanchi di parlare di disagio ma che vogliono gridare al mondo che le cose si possono fare diversamente. Insomma loro lo fanno diverso e si divertono pure.  E molto.

Basta guardare cosa accade sulla pagina Facebook del F@re Diversamente o, per chi abita a Rho e zone limitrofe, in città. Un proliferare di rose e carciofi e di inviti a dire tutti insieme “Io ci sto @ Fare Diversamente.

Non si tratta di un appello lanciato nel vuoto. La chiamata alla diversità è per sabato 23 maggio, a partire dalle 10, presso l’Auditorium di via Meda a Rho.

Un gruppo diverso e molto nutrito di artisti, esperti, volontari e professionisti si riuniranno per raccontare, cantare, illustrare scelte di vita diverse che vale la pena conoscere.

L’incontro sarà ricco di musica, performance, immagini. Non mancherà il cibo per lo stomaco e, soprattutto, per la mente. Tutto all’insegna della diversità.

L’iniziativa nasce all’interno di un progetto più ampio i cui protagonisti sono quelli che nel freddo linguaggio della burocrazia, anche quella che ha un impatto sociale,  vengono chiamati “utenti dei servizi”: persone in condizioni di disagio che sono per la prima volta i veri protagonisti delle attività e motore di cambiamento.

Tre gruppi di lavoro per nove mesi hanno lavorato sul tema della diversità, con lo scopo di individuare nuove forme di comunicare la disabilità e il disagio, anche sul web e nelle scuole, a contatto con i più giovani.

Gli ospiti che parteciperanno all’incontro del 23 maggio saranno chiamati a raccogliere una sfida diversa. Ognuno di loro avrà al massimo tre minuti per raccontare l’essenza della diversità nella loro esperienza di vita, invitando il pubblico a voler lasciare una testimonianza e la volontà di affermare “Anche io ci sto a fare diversamente”.

Il pubblico, grazie a rose e carciofi, potrà partecipare ed esprimere il proprio parere sul valore della diversità, oltre a ballare – letteralmente – in modo diverso, ognuno al proprio posto.

La partecipazione è gratuita e aperta al pubblico.

Tutte le informazioni sono disponibili su http://www.farediversamente.it

Noi ci stiamo a Fare Diversamente. Tu cosa aspetti?

Una realtà celata..la realtà degli homeless.

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Il numero dei senza dimora è in continuo aumento e, alla base di questo evento, non ci sono solo casi eccezionali o storie di particolare emarginazione ma sempre più spesso incontriamo persone con storie di quotidianità. Le cause che portano le persone a perdere un posto in cui vivere sono molteplici: una separazione, uno sfratto, ed ultimamente la perdita del lavoro; queste situazioni se non supportate in modo adeguato portano gli individui a sentirsi invisibili e ai margini della società. Questa situazione rende difficile anche il lavoro dei servizi che non riescono ad intervenire concretamente sia per la difficoltà di censire tali persone che dalla complessità dei bisogni che essi portano. A queste difficoltà si aggiunge il pregiudizio e l’indifferenza della gente che spesso vede il clochard come persona pericolosa. Il sostegno offerto a queste persone è un lavoro di sostegno effettuato da associazioni che operano in maniera coordinata sul territorio. Uno di questi è il servizio di Unità di strada che svolgo da circa tre anni presso la Croce Rossa Italiana. Tale servizio nella pratica consiste nel portare alle persone che vivono per strada qualcosa da mangiare, qualche vestito e del tè caldo (beni che ci vengono donati dalle aziende presenti sul territorio o da donazioni volontarie di cittadini). L’obiettivo principale del servizio è quello di instaurare una relazione con le persone, farli sentire accolti e ascoltati, cercare di dare voce e attenzione a persone che difficilmente riescono ad averne, ma soprattutto poterli indirizzare verso i servizi di cui necessitano. L’intervento della Croce Rossa è infatti, in questo caso, volto a favorire il supporto e l’inclusione sociale delle persone vulnerabili cercando, attraverso relazioni di fiducia, di attenuare le urgenze dei bisogni, creare contatti con i servizi sociali e progettare, ove possibile, interventi personalizzati. Il contatto con i servizi sociali, in particolare con il CASC (centro di aiuto della stazione centrale), risulta fondamentale per cercare di non rendere questo servizio puro assistenzialismo perdendo così il significato primario, cioè quello di sostenere la persona nella sua globalità e cercare di creare con essa la consapevolezza e gli strumenti per emergere da una situazione in cui risulta estremamente complesso dare una svolta.

La mia scelta di iniziare questo percorso è stata dettata dalla voglia di poter fare qualcosa di concreto per delle situazioni caratterizzate da grave marginalità, situazioni che spesso quotidianamente ignoriamo. L’idea con la quale sono partita era  completamente diversa da quella davanti alla quale poi mi sono trovata. Ci si trova a offrire un semplice tè a persone che non hanno niente ma che in realtà sono in grado di darti tutto. Sono persone che raccontano poco di sé anche se la loro storia si legge nei loro occhi. Mi sono chiesta più volte come reagire davanti a una realtà come questa, caratterizzata da persone che vivono una condizione ai margini della società; risulta ovviamente impossibile risolvere tutte queste casistiche o poter effettivamente cambiare tutte le situazioni con le quali veniamo in contatto, ma anche solo l’ascolto e la comprensione riescono a donare la forza e la gioia di poter continuare consapevoli che qualcuno sa della loro esistenza e che è presente per loro.  Purtroppo la situazione dei senza dimora è complicata e questo servizio non permette di risolverla, ma anche se non sono mai abbastanza, le persone che hanno trovato la forza di andare avanti e che hanno trovato lavoro grazie anche al nostro sostegno, ti permettono di fare il turno con la voglia e la forza di credere che qualcosa comunque si riesca a fare. Nel nostro piccolo noi cerchiamo di aiutare coloro che ce lo permettono e almeno qualche volta alla settimana portiamo del sollievo, dei sorrisi e dei grazie che ti accompagnano poi per tutta la settimana.

 

Barbara Scotti

IL VOLONTARIATO EUROPEO A BURGOS: UN’ESPERIENZA INDIMENTICABILE

Scrivo queste poche righe per condividere una delle esperienze che più hanno segnato positivamente la mia vita. Descriverò una imperdibile opportunità alla quale si può accedere dai 18 ai 30 anni ossia l’ European Voluntary Service (EVS), ora chiamato Erasmus +.

In cosa consiste? Ufficialmente EVS “offre ai giovani l’opportunità di partecipare su base volontaria ad un’attività di utilità sociale e senza scopo di lucro, in un paese diverso da quello di provenienza. Attraverso il Servizio Volontario i giovani contribuiscono al processo di coesione sociale e alla solidarietà e possono accrescere in maniera considerevole le loro abilità e competenze personali, professionali e interculturali”.

I progetti di EVS hanno generalmente una durata minima di due mesi e una massima di dodici. I progetti possono essere svolti in associazioni i cui campi di azione sono svariati: progetti sociali, ambientali, culturali e molti altri. Attraverso il link di seguito potrete consultare i nuovi progetti approvati: http://europa.eu/youth/evs_database

Oltre al lavoro nell’associazione ogni progetto EVS offre ai volontari: una casa condivisa solitamente con altri volontari, pasti, e sostegno linguistico.

Il mio progetto ha avuto una durata di sette mesi e con certezza posso dire che è stato uno dei periodi più arricchenti e densi della mia esistenza.

Ho vissuto a Burgos, nella regione della Castilla y Leon in Spagna, e appena arrivata in città i comuni pregiudizi positivi rispetto al clima spagnolo si sono dissolti a contatto con la sua tiepida estate, dove è necessaria la copertina per dormire di notte anche il 15 di agosto! Un argomento che può apparire banale come quello del clima è solo un esempio di come viaggiando si possano rafforzare o contraddire idee generali sul mondo, e queste scoperte (di qualsiasi ordine di rilevanza) sono proprio uno degli aspetti più emozionanti dell’esperienza di ogni viaggiatore.

Ho lavorato dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 14.10 alla Comunità Terapeutica del Proyecto Hombre (PH) per la riabilitazione di persone con tossicodipendenze e/o ludopatie, un’ associazione il cui seme è germogliato in Italia ma che in seguito si è radicata sostanzialmente in tutta la Spagna.

Nello specifico come volontaria ho dovuto accompagnare gli utenti nelle loro diverse gestioni: andare dal medico, all’ospedale, in tribunale, in carcere. Questi luoghi non sono certo una casualità, infatti le persone che si portano sulle spalle lunghe storie di tossicodipendenza si trovano spesso, come conseguenza dell’abuso di droghe, in contatto con il carcere e ancora più frequentemente sono soggette a complicanze sanitarie di varia natura. Tra le patologie più tipiche si riscontrano perdita dei denti e talvolta AIDS o Epatite C.

La comunità è sorretta dal lavoro di sei terapeuti e uno dei compiti dei volontari è quello di aiutarli nell’organizzazione della comunità. Ad esempio li ho supportati durante i nuovi ingressi, a volte sostituendoli come responsabile del giorno; ho effettuato alcuni colloqui con gli ospiti per la compilazione di test psicologici, e ho organizzato e somministrato farmaci.

Ma il compito principale è stato instaurare con gli utenti una relazione “sana” caratterizzata dal non giudizio, ascoltarli e appoggiarli personalmente durante il loro inserimento in comunità, il cui processo ha durata normale di circa un anno. Vivere in comunità è difficile per gli utenti perché tutti hanno personalità distinte e storie personali e familiari complesse. Si trovano inoltre in una fase della vita caratterizzata da molta sofferenza in cui oltre ad abbandonare la sostanza, affrontano i loro più profondi problemi interiori.

Un altro aspetto critico rispetto alla buona riuscita del processo terapeutico è certamente l’aumento del numero di persone la cui dipendenza ha portato o enfatizzato problemi di natura psichiatrica, dovuti all’abuso e al policonsumo di sostanze sempre più chimiche.

Non nascondo la mia paura prima di partire: non sapevo dove fosse la città sulla cartina geografica nè tanto meno parlavo lo spagnolo! Durante il mio soggiorno a Burgos però ho frequentato una scuola di lingue per 10 ore alla settimana, possibilità messa a disposizione dal progetto stesso.

La bellezza di questi progetti è proprio l’occasione che ti danno di apprendere, tante e diverse cose.

E voi siete mai partiti per un progetto EVS, lo fareste? Mi piacerebbe condividere altre storie e soprattutto incitarvi a partire!

Monica Lutzu

AFRICA: INSEGNAMENTI INDELEBILI.

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Durante il mese di Agosto ho partecipato ad un esperienza di Volontariato presso il villaggio Saint Francis ad ‘Nchiru, Kenia. Un villaggio maschile per bambini orfani di strada.
Il villaggio offre pasti quotidiani, una stanza per dormire; garantisce la formazione primaria, tutela la salute, l’igiene e la sicurezza.

Qui non voglio riportare un report di viaggio, bensì trasmettere le emozioni provate, le sensazioni vissute e qualche piccolo consiglio per chi volesse intraprendere questo tipo di esperienza.
Questa avventura mi ha donato molto: mi ha lasciato grandi insegnamenti, forti ricordi, grandi aiuti e punti di riferimento per un eventuale mio futuro lavorativo nel sociale ma, in ogni caso, mi ha lasciato stampati nel cuore e impressi nella mente indelebili insegnamenti di vita.

Il nome Africa è solo una semplificazione, un trucco ed un gioco per la semplicità umana. In realtà essa è un oceano, un pianeta a sé stante, un cosmo vasto e ricchissimo, un mondo troppo grande per poterla descrivere. Nel mio caso è stata la meta di un viaggio, un’esperienza di volontariato.
Prima di poterla fare ci si deve svestire del superfluo, rimanendo nudi, nudi di se stessi con il proprio io; pronti a fare i conti con l’infinitamente altro e l’infinitamente piccolo di ogni persona che si incontrerà. L’Africa è un momento di immersione dentro di sé ed un pellegrinaggio verso l’altra persona. Bisogna sforzarsi a scoprire la bellezza dentro noi stessi perché solo così riusciremo a coglierla anche all’esterno.
Lungo la strada si incontrano villaggi;anime con occhi, bocche e gambe e altre con soltanto rami e radici; si trova ciò che non ci si aspettava ciò che nemmeno si era in grado di immaginare ed è cosi che ad ogni passo si è sommersi dallo stupore. E’ solo andando lungo la strada che si raccolgono i motivi di questa esperienza, solo così si trova la forza per fare ciò per cui si è deciso di intraprendere questo viaggio: cercare di cambiare o creare qualcosa, anche di piccolo, anche apparentemente inutile come ad esempio un disegno a colori da donare a chi conosce solo il grigio della matita e il bianco del gesso.
L’Africa è un mondo fatto di sincerità e lealtà, è un mondo fatto di niente ma in cui c’è tutto, un mondo di valori senza superficialità, un mondo povero ma fatto di persone ricche d’amore e felicità: un mondo vero.
L’Africa è amare, senza aspettare di essere amati, ma anche lavorare senza aspettare di essere riconosciuti e ricompensati; non c’è infatti peggior cosa dell’aspettativa di essere apprezzati ed amati. Agire solo perché ciò che si fa è utile e buono senza aspettare niente in cambio.
Agire bene non significa soltanto portare aiuto materiale; anche i nostri pensieri i nostri sentimenti e le nostre opinioni sono invisibili gesti che possono aiutare chi ci sta attorno.
Ci sono diversi modi di aiutare gli esseri umani. Il compito di ognuno dovrebbe essere proprio quello di trovarli! Se solo fossimo capaci di vivere costantemente, cercando queste possibilità, con la certezza che nulla di ciò che di buono si fa vada perduto e con la serenità di chi non si aspetta mai nulla in cambio ci scopriremmo essere come il Sole. Il sole illumina, riscalda e vivifica tutte le creature e non si domanda mai se queste gli siano riconoscenti. Resta fermo solo nella certezza di aver donato tutto se stesso in luce e calore. Per riuscire in questa magia basta solo, e davvero, credere che sia possibile.
Durante questa esperienza spesso le proprie azioni sembrano nulle, sembrano essere vane, sembrano non portare frutti, ma non serve scoraggiarsi bisogna solo essere convinti di aver interrato dei semi di un fiore sconosciuto, certi del fatto che questi diano fiori magnifici; non bisogna mai lasciarsi prendere dallo sconforto e dallo scontento perché di un fiore sconosciuto, sconosciuto è anche il tempo della suo fioritura. Non lasciatevi ingannare da chi vi dice “non crescerà nulla”, che la terra non verrà rotta dal germoglio. Considerate ogni attività nella quale vi impegnate come un seme da mettere in terra sulla quale vegliare pazientemente, non sempre i fiori che si sviluppano rapidamente risultano essere i più colorati e i più profumati; anzi spesso è vero piuttosto il contrario.

Partire per l’Africa con un solo obiettivo: Aiutare gli Altri!
Tornare con la certezza di essere stati aiutati da coloro che hanno ancora quella serenità, semplicità, ingenuità , spensieratezza e purezza che a noi è venuta a mancare nel corso del tempo e con la convinzione che qualche cosa è cambiato grazie all’aiuto reciproco.

Spero di essere riuscita a mettere in queste righe le emozioni che in Africa ho vissuto e gli insegnamenti che l’Africa mi ha lasciato, spero inoltre che con queste semplici parole l’Africa abbia raggiunto i cuori di ognuno di voi.

Hope.

Gloria Caspani